La rada di Villefranche-sur-Mer, questo porto naturale che scende a oltre 1000 metri

Tra il Capo di Nizza e la penisola di Saint-Jean-Cap-Ferrat, la rada di Villefranche-sur-Mer costituisce uno dei siti portuali più singolari del bacino mediterraneo. La sua profondità eccezionale, la sua protezione naturale e la sua storia militare ne fanno un caso esemplare per chiunque voglia comprendere la geografia marittima della Costa Azzurra.

Patrimonio marittimo

A due chilometri dalla costa, il fondale marino scende già a oltre 1000 metri. Questa anomalia geologica rende il golfo di Villefranche il di più profondo del Mediterraneo occidentale, e spiega perché le grandi flotte europee vi abbiano gettato l'ancora per cinque secoli.

Qual è la profondità della rada di Villefranche?

La rada di Villefranche-sur-Mer si estende per 2,5 chilometri di lunghezza e 1,5 chilometro nella sua maggiore larghezza. La sua profondità aumenta secondo tre livelli:

  • 18 metri in media sul fondo della rada, vicino al porto della Salute
  • 50 metri al centro, dove ormeggiano le grandi navi da crociera
  • 95 metri all'ingresso, tra Cap Ferrat e Capo Nizza

Il canyon di Villefranche, anomalie sottomarine

Al di là dell'imboccatura della rada, la piattaforma continentale scompare improvvisamente. Il canyon di Villefranche, fossa sottomarina di origine tettonica, raggiunge 500 metri di profondità in meno di due chilometri. Al largo, il fondale scende a oltre 1000 metri a soli 2,5 chilometri dalla punta meridionale del Cap-Ferrat.

Questa configurazione non ha eguali nel Mediterraneo occidentale, dove la maggior parte delle baie dispone di un altopiano continentale esteso per diversi chilometri prima di scendere negli abissi.

Una protezione naturale eccezionale

La baia è doppiamente riparata:

  • A nord, dai contrafforti delle Alpi Marittime, che si elevano a 800 metri in meno di un chilometro
  • A est, attraverso la penisola di Cap-Ferrat, che blocca i venti dominanti da levante
  • A ovest dal Mont Boron e dal Mont Alban, che filtrano le raffiche di libeccio

Solo i venti meridionali, rari nel Mediterraneo nord-occidentale, raggiungono direttamente la rada, principalmente tra novembre e marzo.

Cinque secoli di scali militari e commerciali

Il porto naturali ha accolto senza interruzioni le flotte del Mediterraneo dal Medioevo. Carlo II d'Angiò, conte di Provenza, fece fortificare il sito dal 1295 per difendere l'ingresso della contea contro i pirati barbareschi. Ma è sotto i duchi di Savoia, a partire dal XVI secolo, che il porto naturale assume la sua dimensione strategica europea.

Le galera del duca di Savoia (1543-1860)

Per tre secoli, Villefranche è il porto di guerra degli Stati di Savoia. La cittadella Saint-Elme, costruita tra il 1554 e il 1557 sotto Emanuele Filiberto, ospita l'arsenale e i corpi di guardia. La Darsi, bacino militare scavato nel 1730, accoglieva le galee ducali. Il porto era allora un nodo commerciale tra Genova, Marsiglia e Barcellona, nonostante una rivalità permanente con il porto di Nizza.

La Lomellina e la Santa Dorotea

Due relitti importanti giacciono nel golfo da quel periodo:

  • La Lomellina, nave genovese affondata il 15 settembre 1516 durante una raffica di vento
  • La Santa Dorotea, Vascello sabaudo naufragato nel 1782

Entrambi sono oggi siti archeologici subacquei protetti, studiati dal Dipartimento di ricerche archeologiche subacquee e sottomarine (DRASSM).

La marina imperiale russa (1856-1880)

Dopo la guerra di Crimea, la marina russa cerca un approdo caldo per le sue squadre. Lo zar Alessandro II ottiene nel 1856 dal re di Sardegna Vittorio Emanuele II il diritto di stabilire una base a Villefranche. Per circa venti anni, le fregate russe svernano nella rada. Questo episodio lascia diverse tracce visibili, tra cui la cappella ortodossa San Nicola e Santa Alessandra di Nizza, finanziata dalla nobiltà russa.

La VIª Flotta degli Stati Uniti (1948-1966)

All'indomani della Seconda Guerra Mondiale, la VI Flotta americana fa di Villefranche il suo principale ancoraggio nel Mediterraneo occidentale. Per diciotto anni, portaerei e incrociatori della NATO si alternano, fino al ritiro richiesto dal generale de Gaulle nel 1966. Questo episodio rimane molto presente nella memoria locale, con diverse attività commerciali del centro città che risalgono a quel periodo.

Perché le navi da crociera gettano l'ancora a Villefranche

Oggi, la rada di Villefranche è uno dei tre principali porti di scalo per le crociere della Costa Azzurra, insieme a Cannes e Monaco. Più di 200 navi da crociera vi attraccano ogni anno tra aprile e ottobre, trasportando in media 400.000 passeggeri verso Bello e il suo entroterra.

Tre criteri che impongono questo sito

La scelta degli armatori è spiegata da tre caratteristiche cumulative:

  • La profondità disponibile : una nave da crociera moderna da 70.000 tonnellate ha bisogno di 9-10 metri di pescaggio, e le più grandi navi da crociera superano gli 11 metri; la rada permette il loro ancoraggio a meno di un chilometro dalla riva
  • L'assenza di correnti forti la configurazione a sacco protegge le navi dalle correnti liguri che costeggiano la riva
  • La vicinanza immediata del tessuto urbano i passeggeri raggiungono il porto a piedi con tender in meno di dieci minuti, contro i 30-45 minuti nella maggior parte degli scali mediterranei

Nessun molo di grande profondità

A differenza di Cannes o Monaco, Villefranche non ha mai costruito un molo in grado di accogliere direttamente le navi da crociera. Tutte le navi gettano l'ancora al largo e sbarcano i passeggeri con lance. Questo limite preserva il carattere del porto, che conserva il suo aspetto di villaggio di pescatori nonostante l'afflusso stagionale.

Una coabitazione con la pesca tradizionale

Il porto ospita ancora una decina di pointus, tipiche barche tradizionali a fondo piatto del Mediterraneo nord-occidentale. Confraternita dei pescatori San Pietro, fondata nel XVII secolo, continua a gestire la storica "quai à filets", proprio sotto la cappella decorata da Jean Cocteau nel 1957.

Leggere la baia dalla barca: punti di riferimento e punti di interesse

Quando si entra nel porto dal mare, diversi punti di riferimento si susseguono. Ecco come identificarli nell'ordine in cui appaiono.

Lato ovest: il monte Boron e la punta del Lazaret

La punta del Lazaret, ai piedi del monte Boron, deve il suo nome alla quarantena sanitaria che vi si applicava nel XVIII secolo. Le navi sospette di trasportare la peste vi venivano trattenute prima di essere autorizzate a entrare nella rada. L'edificio originario è scomparso, ma una stele commemorativa rimane sul sentiero costiero.

In fondo alla rada: Villefranche e la sua cittadella

Il borgo antico si dispiega ad anfiteatro sul pendio settentrionale. Tre elementi architettonici dominano la silhouette:

  • La Cittadella di Sant'Elmo (1554-1557), riconoscibile per i suoi bastioni a stella e le pietre ocra
  • La cappella di San Pietro, detta «cappella Cocteau», sul molo dei pescatori, decorata nel 1956-1957 dal poeta
  • L’Chiesa di San Michele (XVIII secolo), il cui campanile quadrato domina la strada buia

Côté est: la penisola di Cap Ferrat

La rada si chiude a est dalla penisola di Saint-Jean-Cap-Ferrat. Diverse ville Belle Époque vi si scorgono dal battello, in particolare la Villa Ephrussi de Rothschild che domina la penisola a 80 metri di altitudine. Per esplorare questa zona in dettaglio, l’escursione in barca da Nizza a Saint-Jean-Cap-Ferrat L'intero perimetro.

La punta Saint-Hospice

All'estremo sud della penisola, la punta Saint-Hospice ospita una cappella medievale, una croce monumentale del XIXᵉ secolo e un cimitero militare belga. Il sito è accessibile solo a piedi tramite il sentiero costiero, o via ancoraggio sul bordo da una barca privata.

La rada di Villefranche è un'eccezione geografica prima che un sito turistico. Il suo canyon sottomarino, la sua doppia protezione naturale e il suo tracciato a fondo cieco hanno plasmato il suo destino militare e commerciale per cinque secoli, dalle galee sabaude alle navi da crociera contemporanee.

E entrare in barca significa seguire la scia delle flotte successive che hanno gettato l'ancora in quest'approdo eccezionale, da Carlo II d'Angiò alla VIª flotta americana. Una lettura storica che integra il semplice sguardo turistico su una delle più belle rade del Mediterraneo.